Dracula
Dracula: un amore che sfida il tempo Fanizza Maria
Con Dracula – L’amore perduto, Luc Besson torna a sorprendere. Ma dimenticate il classico vampiro assetato di sangue: il suo Dracula non è un mostro, è un uomo che soffre. Un’anima perduta, condannata a vivere per sempre con il ricordo dell’amore che ha distrutto la sua vita.
Il regista francese firma un film elegante, visionario e profondamente romantico, che rilegge il mito gotico di Bram Stoker con occhi nuovi — quelli della malinconia, del rimpianto e della speranza.
Un Dracula che non fa paura, ma tenerezza
Il protagonista, interpretato da Caleb Landry Jones, è Vlad: un principe che, dopo la morte della sua amata Elisabeta, rinnega Dio e viene condannato all’immortalità. Secoli dopo, nella Parigi dell’Ottocento, riconosce in una giovane donna – Mina, interpretata da Zoë Bleu – la reincarnazione della moglie perduta.
Ma Besson non racconta solo la maledizione del vampiro: racconta la maledizione dell’amore. Quello che non si dimentica, che non si estingue, che diventa una prigione.
Il Dracula di Besson non vuole uccidere: vuole ricordare. E in questa fragilità diventa più umano di quanto non sia mai stato.
La sorpresa italiana: Matilda De Angelis
Tra i protagonisti del film brilla anche Matilda De Angelis, nei panni di Lucia, una giovane pittrice italiana emigrata a Parigi. È lei a incontrare Dracula quando ancora nessuno crede alla leggenda, e la sua figura rappresenta il ponte tra la vita e la morte, tra l’amore e la paura.
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Rione Sanità
Rione Sanità, Fanizza Maria
Rione sanità,cuore antico e moderno di Napoli: la fiction che racconta l’anima del quartiere
Napoli – Il Rione Sanità non è solo uno dei quartieri più affascinanti e complessi della città partenopea, ma anche un simbolo vivo di rinascita, contraddizioni e umanità. Oggi, la televisione accende i riflettori su questo angolo di Napoli con una nuova fiction che racconta le vite, le speranze e i sogni di chi ogni giorno abita le sue strade, tra storia, fede e modernità.
Un set naturale di emozioni e contrasti
Le telecamere si muovono tra i vicoli stretti, i palazzi barocchi e le piazze che ancora oggi conservano il fascino di un tempo. Il Rione Sanità, nato come quartiere nobile nel Seicento, divenne poi un rifugio popolare e oggi è un laboratorio sociale e culturale in pieno fermento.
La fiction — ispirata a fatti reali e a personaggi autentici del rione — mescola dramma e speranza, tradizione e riscatto, mostrando una Napoli lontana dai cliché, dove la bellezza convive con le ferite e la voglia di cambiamento è più forte della rassegnazione.
Tra sacro e profano: l’anima della Sanità
Il quartiere è celebre per le Catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso, custodi di una spiritualità che si intreccia con la vita quotidiana. Ma accanto ai simboli religiosi si muovono i giovani che oggi riscrivono la storia del rione: artisti di strada, guide turistiche, cuochi, attivisti sociali.
La fiction racconta proprio questo: un mondo dove il passato sacro incontra il presente laico, e dove l’arte e la solidarietà diventano strumenti di rinascita.
Un cast che parla napoletano e verità
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Una voce ritrovata
 Una voce ritrovata Fanizza Maria
Immaginate di aprire un volume e sentire, nelle pagine che seguono, il respiro silenzioso di un’artista del Rinascimento: Sofonisba Anguissola. Non soltanto la pittrice, riconosciuta per i suoi ritratti e la sua audacia, ma la donna che si specchia, riflette, scrive a sé – e a noi. In «Come in uno specchio», Flavio Caroli ci propone proprio questo: di ascoltare Sofonisba in prima persona, nel suo diario “ritrovato”, tra passi di vita, pensieri intimi, scoperte e inquietudini.
Un diario immaginato che diventa specchio del tempo
Il libro immagina che Sofonisba, nata a Cremona nel XVI secolo, metta per iscritto non solo i fatti – i viaggi, gli incarichi alla corte spagnola, i ritratti – ma anche ciò che non si vede: le emozioni, le incertezze, la forza necessaria per decidere di essere artista donna in un mondo che raramente concedeva alle donne quel ruolo. Caroli sceglie la prima persona così da trasformare la narrazione in un dialogo audace tra passate epoche e sguardo contemporaneo.
Arte, femminilità, ribellione
Sofonisba non è presentata solo come abile ritrattista: il libro apre il sipario su una vita che sfida convenzioni. La sua formazione, l’educazione concessa dal padre Amilcare, la scelta di dipingere nonostante le limitazioni per le donne dell’epoca – tutto questo si affaccia come specchio delle questioni che ancora oggi interroghiamo.
E il ritratto diventa metafora della presenza: ella stessa si autoritrae, e da quel “sé” pittorico passa al “sé” scritto, nel diario immaginato da Caroli.
Perché leggerlo
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Sull’ uguaglianza di tutte le cose
Leguaglianza di tutte le cose Fanizza Maria
Nel mese di ottobre 2025 è uscito per l’editore Adelphi il volume “Sull’eguaglianza di tutte le cose. Lezioni americane” Il libro raccoglie sei lezioni che Rovelli ha tenuto presso il dipartimento di filosofia dell’Università di Princeton nel novembre‑dicembre 2024.
Pur partendo dalla fisica moderna (quantistica, relatività, gravità), l’autore dirige lo sguardo oltre: verso il modo in cui queste scoperte ridefiniscono la nostra comprensione della realtà, della conoscenza, del tempo, dello spazio e del luogo dell’essere umano nell’universo.
Temi centrali
Ecco alcuni degli snodi concettuali principali del libro:
- La realtà come rete di relazioni, non come oggetti isolati
Rovelli insiste sul fatto che, secondo le moderne teorie della fisica, non ha più senso pensare la realtà come composta da “oggetti” definiti che occupano uno spazio e scorrono nel tempo in modo semplicemente lineare. Egli afferma che: “Questo è il mondo che vedo emergere… È un mondo che **non è fatto di oggetti, non occupa uno spazio, non si svolge in un tempo e non è governato da cause ed effetti. È tessuto da relazioni, composto dall’intrecciarsi di prospettive. Questo approccio sollecita un cambiamento concettuale: non più “l’oggetto che agisce” ma “l’evento, la relazione, la rete”.
- L’eguaglianza di tutte le cose
Il titolo stesso rimanda all’idea che, almeno in termini ontologici o metafisici, non vi sono “categorie separate” radicali quali mente/materia, soggetto/oggetto, umano/non‑umano — o, per dirla come Rovelli: “Elettroni e mente, sassi e leggi, giudizi e galassie non sono di natura essenzialmente diversa gli uni dagli altri. Sono nozioni che si illuminano a vicenda.” Tale affermazione non è solo provocatoria, ma invita a ripensare la gerarchia che sovente attribuiamo alla conoscenza, al “vivente”, all’umano rispetto al resto.
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