Queer
Queer nelle sale cinematografiche il 17 aprile.Fanizza Maria
Il 17 aprile esce il film Queer del regista italiano Luca Guadagnino, presentato al festival del cinema a Venezia. Il regista e’ noto per la sua sensibilità nel trattare tematiche legate all’identità e al desiderio,il film è un adattamento del libro omonimo di William S. Burroughs. Ambientato nella Città del Messico degli anni ‘50, il film esplora la solitudine e l’ossessione attraverso la storia di William Lee, interpretato da Daniel Craig, un espatriato americano che sviluppa un’intensa attrazione per il giovane Eugene Allerton, interpretato da Drew Starkey.
Un Viaggio Introspectivo
Queer si distingue per la sua narrazione onirica e simbolica, che riflette l’instabilità emotiva del protagonista. La regia di Guadagnino enfatizza l’isolamento e il desiderio di connessione di Lee, portando lo spettatore in un viaggio psichedelico che culmina in un’esperienza allucinogena nella giungla ecuadoriana. Questo momento rappresenta il punto di rottura tra la realtà e le illusioni del protagonista, evidenziando la sua incapacità di sfuggire alla solitudine e all’autodistruzione.
Performance e Ricezione Critica
Daniel Craig offre una performance intensa e vulnerabile, distaccandosi dai ruoli precedenti per incarnare un personaggio complesso e tormentato. La sua interpretazione è stata accolta positivamente dalla critica, che ha apprezzato la sua capacità di trasmettere le sfumature emotive di Lee. Tuttavia, alcune recensioni hanno sottolineato una certa artificialità nella messa in scena, suggerendo che il film, pur essendo visivamente curato, potrebbe mancare di autenticità emotiva.
Tematiche e Riflessioni
Guadagnino affronta temi complessi come la fluidità della sessualità e la ricerca di identità, offrendo una rappresentazione che sfida le convenzioni tradizionali. Il film invita lo spettatore a riflettere sulla natura individuale del desiderio e sull’importanza della connessione umana, anche quando questa è segnata da dolore e incomprensione.
Conclusione
Queer si inserisce nel panorama cinematografico come un’opera che, attraverso una narrazione intensa e simbolica, esplora le profondità dell’animo umano e le sfide legate all’identità e al desiderio. Pur con alcune critiche sulla sua esecuzione, il film rappresenta un contributo significativo al dialogo sul cinema queer contemporaneo.
La fine è il principio
La Fine è il principio Fanizza Maria
"La fine è il principio": l'ultimo atto della saga di Scurati sul fascismo che scuote le coscienze
Con "La fine è il principio", Antonio Scurati conclude la sua monumentale e pluripremiata tetralogia dedicata all'ascesa e alla caduta di Benito Mussolini e del fascismo in Italia. Dopo "Il figlio del secolo", "L'uomo della provvidenza" e "M. Gli ultimi giorni dell'Europa", questo attesissimo volume si concentra sugli ultimi, drammatici seicento giorni della vita del dittatore e del regime, dal settembre 1943 all'aprile 1945.
Scurati ci conduce nel cuore oscuro della Repubblica Sociale Italiana, un'entità fantoccio nelle mani dei nazisti, dove la violenza cieca e la guerra civile dilaniano il paese. Attraverso una narrazione potente e meticolosamente documentata, l'autore non risparmia al lettore la brutalità della repressione, la caccia agli ebrei, i bombardamenti e le lotte fratricide che segnarono quel tragico periodo.
Ma "La fine è il principio" non è solo un resoconto storico. Con la sua prosa incisiva e la sua capacità di scavare nell'animo umano, Scurati ci presenta un Mussolini ormai ridotto a spettro di sé stesso, prigioniero delle sue ambizioni fallite e circondato da una corte di fedelissimi e traditori. Accanto a lui, emergono le figure di donne e uomini che, ciascuno a modo proprio, furono travolti dalla furia degli eventi.
Il libro si concentra in particolare su Milano, città simbolo della resistenza e teatro di una guerra civile spietata. Scurati intreccia le grandi dinamiche storiche con le storie individuali, offrendo un affresco vivido e commovente di un'epoca di dolore e di scelte difficili.
"La fine è il principio" si preannuncia come un'opera fondamentale per comprendere appieno uno dei periodi più bui della storia italiana. Con la sua consueta maestria, Antonio Scurati ci spinge a riflettere sulle responsabilità individuali e collettive, sul significato della libertà e sui pericoli sempre attuali dei totalitarismi. Un libro necessario, che non mancherà di suscitare dibattito e di lasciare un segno profondo nei lettori.
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Le parole fanno il solletico
Quando le parole fanno il solletico Fanizza Maria
Quando le Parole Fanno il Solletico: Un Viaggio Incantato nel Mondo di Pennac
Daniele Pennac è un maestro nel disarmare la serietà con un soffio di leggerezza, e il suo libro "Le parole fanno il solletico" (titolo originale: Les mots comme on les aime) è un invito gioioso e irriverente a riscoprire il piacere della lettura. Lungi dall'essere un trattato pedante sulla didattica della lettura, questo piccolo gioiello è una conversazione vivace, un abbraccio caloroso al lettore di ogni età, un promemoria che le parole, prima di essere regole e definizioni, sono vibrazioni, suoni, emozioni che possono, appunto, farci il solletico all'anima.
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 11 Aprile 2025 04:30 )
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I martedì della pace
I martedì della pace Fanizza Maria
“Scienziati contro la guerra. Il pacifismo del riarmo” è il titolo dell’incontro, che sarà condotto da Paola Villani (storica Uniba) E avrà per protagonisti Il fisico matematico Paolo Cotta-Ramusino dell’Università Statale di Milano e la fisiologa dell’Ateneo barese Angela Corcelli, componente dell’Unione degli scienziati per il disarmo
Nel 1957 a Pugwash, un villaggio di pescatori sulla costa atlantica del Canada, si riuniscono scienziati statunitensi, sovietici, francesi, cinesi, giapponesi, britannici, con l’intento di non lasciare senza seguito il manifesto per la pace lanciato due anni prima dal fisico Albert Einstein e dal filosofo Bertrand Russell. Nel pieno della Guerra Fredda, presiede la riunione il fisico Joseph Rotblat, che nel 1944 aveva abbandonato il laboratorio di Los Alamos, dove si costruiva la bomba atomica, quando fu chiaro che i nazisti non avrebbero potuto realizzarla. Da quella riunione nacque il Movimento Pugwash, insignito del premio Nobel per la pace nel 1995, e che nel corso di oltre mezzo secolo ha visto l’impegno del mondo scientifico per sospingere i governi del mondo, e soprattutto le potenze nucleari, sulla via del disarmo. Delle Conferenze Pugwash è stato per lungi anni direttore generale il fisico matematico dell’Università Statale di Milano Paolo Cotta-Ramusino, prima di passare il testimone poche settimane fa alla scienziata argentina Karen Hallberg.
La 57sima Conferenza Pugwash si è tenuta a Bari nel 2007 e aveva per tema “Prospettive per il disarmo, il dialogo e la cooperazione. Stabilità nell’area mediterranea”. La scelta della Puglia era frutto dell’attività svolta dalla sezione locale dell’Unione degli scienziati per il disarmo e dal Centro interdipartimentale di ricerche sulla Pace, costituto nel 1989 nella facoltà di Fisica dell’Ateneo barese e ora intitolato a Beppe Nardulli. Fisico teorico scomparso prematuramente nel 2008, Nardulli era figura di spicco del Movimento Pugwash. Al Centro universitario ha dato un fondamentale contributo anche il matematico Nicola Cufaro Petroni, che poco prima della morte, nel 2023, aveva organizzato a Bari un tempestivo convegno sui rischi della degenerazione del conflitto in Ucraina in una crisi nucleare e sui limiti del diritto internazionale di fronte alla corsa agli armamenti.
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