Nuovi contributi nelle Rubriche: Arte e Scuola |

La cucina italiana: un patrimonio che parla al mondo Fanizza Maria
Il riconoscimento alla cucina italiana non è soltanto un tributo al gusto o alla qualità delle sue ricette: è il riconoscimento di un sistema culturale complesso, stratificato, vivo. La cucina italiana, candidata e sempre più spesso indicata come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, rappresenta un modo di stare al mondo, di costruire relazioni, di trasmettere saperi e identità.
Dietro ogni piatto italiano c’è una storia collettiva. C’è il territorio, con i suoi paesaggi agricoli, i climi, le stagioni; c’è il lavoro paziente di generazioni che hanno trasformato la necessità in sapienza; c’è una lingua fatta di gesti, di tempi lenti, di rituali condivisi. Dal pane al vino, dalla pasta ai formaggi, la cucina italiana racconta la geografia del Paese molto più di una cartina: Nord e Sud, aree interne e coste, borghi e città trovano espressione in una straordinaria varietà di tradizioni locali.
Il riconoscimento internazionale valorizza anche un’idea di cucina profondamente legata alla sostenibilità. La dieta mediterranea – già patrimonio UNESCO – e, più in generale, la cucina italiana si fondono su un equilibrio tra uomo e natura, sul rispetto delle materie prime, sulla stagionalità e sulla riduzione degli sprechi. È una cucina che nasce povera ma intelligente, capace di trasformare ingredienti semplici in piatti complessi e armoniosi.
C’è poi una dimensione sociale che questo riconoscimento porta alla luce. In Italia cucinare e mangiare insieme non è un atto marginale, ma un momento centrale della vita quotidiana e delle feste. La tavola è luogo di incontro, di dialogo, di trasmissione intergenerazionale. Le ricette si imparano spesso in famiglia, osservando, ascoltando, replicando: un sapere informale che passa di mano in mano e che costruisce comunità.
Il valore del riconoscimento riguarda anche il presente e il futuro. In un’epoca di globalizzazione e omologazione dei gusti, la cucina italiana dimostra che l’identità non è chiusura, ma apertura consapevole. È una tradizione che sa innovare senza perdere le proprie radici, che dialoga con altre culture mantenendo una forte riconoscibilità. Per questo è diventata uno dei linguaggi più universali del Made in Italy, capace di unire economia, turismo, formazione e diplomazia culturale.
Infine, il riconoscimento alla cucina italiana è una responsabilità. Significa tutelare la qualità contro le imitazioni, sostenere le filiere locali, difendere il lavoro di chi produce e trasmette questo patrimonio. Significa educare le nuove generazioni al valore del cibo non come consumo rapido, ma come esperienza culturale e civile.
Riconoscere la cucina italiana, dunque, vuol dire riconoscere l’Italia stessa: un Paese che ha fatto della diversità una ricchezza, della semplicità una forma d’arte, del cibo un racconto condiviso che continua, ogni giorno, sulle tavole di tutto il mondo.