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Refaat Alareer

Lunedì 24 Novembre 2025 11:13 Maria Fanizza Reading point - Recensioni
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Refaat Alareer Fanizza Maria. È davvero una cronaca di una morte annunciata quella che attraversa Se devo morire, il libro che raccoglie gli scritti del poeta e docente Refaat Alareer, ora pubblicato da Piemme. Palestinese di Gaza, insegnante di Letteratura inglese all’Università islamica della Striscia, Alareer era diventato, nelle prime settimane della guerra, una delle voci più chiare e ascoltate dal cuore dell’enclave: sui social e nei media internazionali raccontava la paura dei bambini, la mancanza di cibo e medicinali, e l’incubo che la storia — quella delle precedenti operazioni militari israeliane, con migliaia di morti e città sbriciolate — potesse ripetersi. Lo faceva con una forza narrativa così incisiva che perfino sua madre gli aveva chiesto di smettere, temendo che diventasse un bersaglio. Quel timore si concretizzò il 22 ottobre 2023, quando un missile israeliano colpì l’edificio in cui viveva: tre persone rimasero uccise, decine costrette a fuggire. Alareer allora decise di separarsi dalla moglie e dai figli per proteggerli — ma non di tacere. Era una scelta in linea con tutta la sua vita. Già nel 2007 aveva creato Eye on Palestine, un sito in cui i suoi studenti potevano raccontare in inglese la loro vita a Gaza. Quei testi, negli anni, divennero un libro e il progetto si trasformò nella piattaforma wearenotnumbers.org, dove i giovani gazawi hanno continuato a narrare le proprie storie, opponendosi a una narrativa che li riduceva a numeri o, nel migliore dei casi, a vittime senza volto. A ispirarli era anche una poesia che Alareer aveva scritto nel 2011: «Se devo morire, tu devi vivere per raccontare la mia storia. Se devo morire, che porti speranze, che sia una storia». Parole che il 6 dicembre 2023 hanno fatto il giro del mondo, quando un altro missile israeliano ha distrutto la casa della sorella in cui il poeta si era rifugiato: morirono lui, la donna, due dei suoi figli e un altro fratello. Una tragedia seguita, pochi mesi più tardi, da un’altra perdita: la morte, in circostanze simili, della figlia di Refaat, Shymaa. Se devo morire raccoglie i testi scritti durante l’offensiva israeliana seguita all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ma anche materiali precedenti, a partire dal 2010: pagine sulla vita quotidiana di Gaza sotto assedio ma senza guerra aperta, dove c’è chi muore di cancro perché non può uscire per curarsi, chi viene ucciso al confine senza una ragione, chi tenta comunque di vivere, ridere, amare. Fra i tanti libri usciti in questi mesi — alcuni scritti da chi a Gaza non è mai stato, altri più guidati dall’ideologia che dai fatti — questo volume ha un valore particolare. Per almeno tre motivi.

Il primo, apparentemente ovvio ma tutt’altro che scontato: è un racconto che viene da Gaza, da qualcuno che quel luogo lo conosceva intimamente e lo amava tanto da tornarci nonostante potesse restare all’estero. Il secondo: accanto all’inevitabile ideologia — che non manca mai quando parlano palestinesi o israeliani — ci sono i fatti, le storie, i nomi. Le stesse che Alareer aveva per anni raccolto e diffuso online, per chi aveva volontà di leggerle. Il terzo: questo libro nasce da una guerra che noi giornalisti occidentali non abbiamo potuto documentare liberamente, se non attraverso gli embed controllati dalle Forze armate israeliane. In questa assenza, i giornalisti palestinesi hanno preso in mano la narrazione, portando le loro testimonianze nelle case del mondo, soprattutto tramite i social. Proprio ciò che Alareer faceva da tempo — fino al giorno in cui è stato ucciso. A chi ha scoperto Gaza solo dall’8 ottobre 2023 in poi, il poeta ricorda che questa è una storia antica: quella di un territorio che ha conosciuto decine di conflitti, mai così lunghi e devastanti come quello attuale, ma sempre capaci di lasciare ferite profonde. E ammonisce: non sarà un piano di pace, neppure sostenuto dal leader più potente del pianeta, a cambiare davvero le cose. Una piccola lezione di storia che resta indispensabile per capire questa parte di mondo.

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