Il Raduno di Primavera del Cisv
Raduno di Primavera del Cisv

di Vincenza Fanizza
“Tante culture diverse, un solo mondo”. E’ questo il tema di quest’anno del “Raduno di Primavera” del Cisv Italia, che si terrà, dal 31 maggio al 2 giugno , a Misano Adriatico.
“Il Cisv - spiega il presidente del Cisv Italia Marco Lorusso- è un’associazione internazionale, laica, apolitica e senza alcun fine di lucro che propone la pace attraverso l’incontro tra giovani di paesi diversi. Avere la possibilità di conoscere persone di differenti culture e con diverse esperienze di vita può giocare un ruolo importante nell’Educazione alla Pace. Questo perché ci stimola a mettere in discussione i nostri atteggiamenti e valori, aiutandoci ad ampliare la nostra visione del mondo”.
“L’educazione alla pace- continua Marco Lorusso- prende in considerazione questioni locali e globali che interessano tutti i paesi, con la consapevolezza che ‘Pace’ può significare molto più che solo ‘Assenza di Guerra’. L’educazione alla pace stimola a osservare un’ampia gamma di questioni, permettendo di comprendere meglio la nostra identità all’interno della comunità locale e globale, i diritti umani fondamentali e le forme di sfruttamento e d’ingiustizia, le cause dei conflitti, e come prevenirli e risolverli, le soluzioni sostenibili alle questioni ambientali e di sviluppo”.
Al Meeting parteciperanno più di mille cisvini: bambini, ragazzi, giovani e adulti, che arriveranno da Firenze, Roma e da tante altre città italiane.
Una grande Festa ma anche tanti momenti di riflessione. Ci saranno laboratori, giochi, attività, spettacoli ma il momento centrale del Raduno sarà la “Tavola rotonda” del 1° giugno, alle 10, 30, a cui parteciperanno Ermanno Detti, scrittore, saggista e giornalista, Saverio Tommasi, blogger e giornalista, Marco Lorusso, presidente del Cisv Italia, che si confronteranno e risponderanno alle domande e curiosità dei ragazzi.
Quest’anno al Meeting ci saranno anche le votazioni per il Rinnovo del Consiglio Nazionale.
Il Raduno si concluderà con un grande Spettacolo in Piazza la sera del 1° Giugno, alle 21, 15, che avrà il titolo “Diamo valore alla diversità”.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 29 Maggio 2014 06:54 )
i Giganti a Molfetta il teatro del carro
Molfetta -Il carro dei comici Francesco Tammacco Grande successo di pubblico ieri 16 Maggio al TEATRO DEL CARRO di Molfetta per lo spettacolo teatrale : I GIGANTI DELLA MONTAGNA- LA FAVOLA DEL FIGLIO CAMBIATO di Luigi Pirandello per la regia di Francesco Tammacco.
Con tra gli altri Daniela Rubini, Vincenzo Raguseo e Leonardo Mezzina.
Lo spettacolo è l'approdo finale alla messa in scena preparato durante il corso di Teatro "FUOCO CENTRALE" diretto dallo stesso Tammacco.Si replica oggi ore 20,30
La Storia
<<I GIGANTI DELLA MONTAGNA è presentata dallo stesso Pirandello come un'opera <<MITO>> scritta tra il 1930 e il 1933. Indica la caratteristisca del testo, che aspira ad una riflessione sul tema dei rapporti tra CULTURA, ARTE, da un lato e società moderna dall'altro. La vicenda infatti si svolge in tempo e luoghi indeterminati.
In una villa misteriosa, detta della "Scalogna" , abita una sorta di Sciamano , Cotrone insieme ai suoi compagni, detti degli Scalognati.
Vivono come in un ghetto, lontano da un mondo, capace però di potenziare la vita dello Spirito e della Fantasia. In tale villa arriva una compagnia di attori, guidati dalla prima attrice Ilse Paulsen che ha inutilmente tentato di portare in scena il testo a lei dedicato da un poeta che per lei si è ucciso. LA FAVOLA DEL FIGLIO CAMBIATO. Gli Scalognati propongono loro di restare, accettando di poter recitare l'opera solo per se stessi, rinunciando all'impossibile missione di portare il teatro in una società che rifiuta l'Arte (e il Teatro in particolare). Ma Ilse ribadisce il suo irrinunciabile impegno pedagogico.
Cotrone annuncia che glia attori potranno rappresentare LA FAVOLA presso i GIGANTI DELLA MONTAGNA, tutti dediti alla vita materiale e dunque difficilmente sensibili ai valori dell'Arte>> (ra)
NOTE DI REGIA
I GIGANTI DELLA MONTAGNA, opera quasi onirica e surreale di Luigi Pirandello, tremendamente bella per quanto incompiuta ma bastevole è di un'attualità impressionante. Penso a Pompei, Ercolano, alle stupende Opere non più protette per incuria pigrizia o inettitudine; penso al ruolo ormai antipedagogico della Televisione; penso all'arte italiana oggi protetta da un piccolissimo quanto fragile ombrellino come quello di Mara-Mara. E' la nostra missione, da teatranti, far sognare un altro mondo incantevole, Bello, suadente. Un mondo giusto per la nostra Anima prima che giunga l'ora dei Giganti....
Ultimo aggiornamento ( Sabato 17 Maggio 2014 13:33 )
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Cambiamo il mondo dai più piccoli!
Cambiamo il mondo partendo dai più piccoli!
di Marco Lorusso

La mia personale esperienza
Avevo 11 anni quando ho partecipato, per la prima volta, a un villaggio Cisv. Sono andato in Danimarca. A questa mia prima esperienza, per me molto significativa e importante, sono seguite tante altre: un interchange come co-leader in Brasile, come leader in Norvegia, ho fatto parte dello staff in un Summer Camp a Firenze, poi ancora sono andato come leader in un villaggio in Austria, sono stato anche camp-director in un villaggio a Firenze e in un altro a Modena. Ho anche partecipato al Meeting Internazionale che si è tenuto a Paipa in Colombia.
Oggi sono presidente del Cisv Italia e continuo a pensare che, se vogliamo cambiare e migliorare il mondo, dobbiamo incominciare dai più piccoli.
Come è nato il Cisv
Era l’agosto del 1946 e la Psicologa Infantile Doris Allen, leggendo un articolo dal titolo "Insegnare al mondo come essere liberi" seduta su una panchina di un parco di New York, ebbe un’importante intuizione. Lo scritto discuteva la fondazione dell’UNESCO e i motivi per cui era stato creato: cercare di unire politici e filosofi. La tesi secondo cui "...è nel settore dell’apprendimento e dell’insegnamento adulto che la battaglia per un’organizzazione pacifica mondiale sarà vinta o perduta." colpì la dottoressa, per la quale era al contrario importante "Cominciare dai bambini". Da questa riflessione, nacque l’idea di fondare il CISV.
Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Maggio 2014 10:51 )
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Recensione del libro "L'ultimo dei briganti"
“L’ultimo dei briganti”
di Vincenza Fanizza

E’ la Maremma toscana il luogo scelto da Ermanno Detti, scrittore e giornalista, per ambientare il suo libro, ancora fresco di stampa, “L’ultimo dei briganti”, pubblicato, con una presentazione di Tullio De Mauro, dalla Casa Editrice Sonda.
La vicenda narrata si svolge nel 1899, un anno molto particolare della storia d’Italia, proprio quando il governo del generale Pelloux si impegnò nella feroce e sleale lotta al brigantaggio.
“L’ultimo dei briganti” è non soltanto un romanzo storico perché ci offre uno spaccato interessante su un periodo importante della storia d’Italia, ma è anche un romanzo di formazione, una storia di affetti familiari e di amicizia.
Al centro della vicenda Riccio, l’ultimo dei briganti, braccato dalle forze dell’ordine ma rispettato e temuto dal popolo perché ha un proprio codice d’onore che segue senza cedimenti dandosi alla macchia.
La storia è raccontata con gli occhi e le parole di Vanni, il figlio adolescente di Riccio.
Vanni, anche se ha soltanto 15 anni, è cresciuto in fretta ed ha imparato ad amare il padre, quasi sempre lontano, grazie alla mediazione di Bella, sua madre, una donna forte e coraggiosa, gran lavoratrice della terra, dal carattere ruvido ma al tempo stesso dolce, fedele compagna di Riccio.
Ma ad accompagnare il cammino di Vanni ci sono anche altre due donne: la studentessa Caterina e la cameriera Nora.
Ermanno Detti racconta e descrive la bellezza della Maremma, di questa terra selvaggia, di butteri e di malaria, di anarchici e di briganti, con un mix di realismo e poesia ma soprattutto con molto affetto perché la Maremma è la sua terra, dove è nato e cresciuto. “Non potevo dire di amare quella terra- rivela Vanni nel libro- e allo stesso tempo non potevo farne a meno. La sentivo ostile, per le sue paludi mefitiche, cosparse di canneti selvatici, per i suoi boschi folti inesplorabili, per le stagioni così violente, perché era selvaggia sempre, anche dove gli uomini avevano cercato di domarla. Ma la sentivo dentro di me, profondamente amica, per le sue colline morbide e sinuose che si innalzavano sulla pianura, per i profumi delle erbe, come la lupinella o la camomilla, per i butteri così ruvidi e così attenti ai cavalli e ai bovini da trattarli con durezza quando erano ribelli e con tenerezza se deboli e bisognosi di cure”.
E ancora: “Era una giornata dal cielo limpido. In lontananza, la luce abbagliante si rispecchiava nel mare interrotto dal promontorio dell’Argentario, che si inoltrava a perdita d’occhio, quasi con violenza, nel mare e nella bruma lattiginosa”.
Tra i tanti personaggi di questa storia un rilievo particolare assume la figura di Martina, il merciaio anarchico che, insieme a pentole e utensili vari, offre ai suoi clienti anche giornali e racconti popolari, dimostrando come l’accesso alla parola scritta sia, in ogni epoca, un importante strumento di presa di coscienza e di emancipazione.
“L’ultimo dei briganti” è, dunque, un libro per ragazzi ma è, senza dubbio, una piacevole lettura per tutti perché Detti, con il suo racconto, ci coinvolge, interessa, commuove, ma soprattutto ci fa riflettere.
Ermanno Detti “L’ultimo dei briganti” ( Sonda, 2014)
pp. 144; 14, 00 euro
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 16 Maggio 2014 07:07 )
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