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Renzo Piano, «Tutto qui»: una vita da costruire Maria Fanizza
C’è una forza discreta nel titolo Tutto qui: due parole che sembrano ridimensionare una vita straordinaria e invitano, invece, a guardarla da vicino. In Tutto qui. La costruzione di una vita, pubblicato da Solferino, Francesco Merlo racconta con Renzo Piano il percorso umano e creativo dell’architetto, intrecciando memoria privata e avventure progettuali.
Il racconto comprende le difficoltà scolastiche di un bambino che un insegnante giudicava inadeguato. Un episodio che offre uno spunto di ll: quanto può essere limitato uno sguardo educativo incapace di riconoscere un’intelligenza diversa? La vicenda di Piano invita a lasciare ai talenti il tempo di manifestarsi, senza confondere una difficoltà con un destino.
Dall’infanzia a Pegli alla sfida del Beaubourg parigino, dai progetti londinesi alla sede del «New York Times», fino al monastero delle clarisse a Ronchamp, gli edifici accompagnano la storia personale. Accanto alle opere trovano spazio incontri, affetti e la passione per le barche. Attraverso ricordi e dialoghi, l’esperienza professionale incontra così la dimensione intima.
Il sottotitolo suggerisce una chiave di lettura suggestiva: anche una vita si costruisce. Si procede per intuizioni, tentativi, relazioni; si impara a dare forma a ciò che inizialmente esiste soltanto nell’immaginazione. In questa prospettiva, il mestiere dell’architetto diventa una metafora accessibile a tutti.
La presentazione del volume insiste sulla leggerezza come coraggio. È un’idea che merita attenzione: alleggerire può significare cercare spazio, lasciare entrare la luce, rendere possibile un incontro. E forse proprio il titolo racchiude l’invito più interessante: avvicinarsi a un grande protagonista dell’architettura conservando la curiosità per l’uomo, per le sue domande e per il ragazzo che desiderava costruire barche.