Refaat Alareer
Refaat Alareer Fanizza Maria.
È davvero una cronaca di una morte annunciata quella che attraversa Se devo morire, il libro che raccoglie gli scritti del poeta e docente Refaat Alareer, ora pubblicato da Piemme. Palestinese di Gaza, insegnante di Letteratura inglese all’Università islamica della Striscia, Alareer era diventato, nelle prime settimane della guerra, una delle voci più chiare e ascoltate dal cuore dell’enclave: sui social e nei media internazionali raccontava la paura dei bambini, la mancanza di cibo e medicinali, e l’incubo che la storia — quella delle precedenti operazioni militari israeliane, con migliaia di morti e città sbriciolate — potesse ripetersi.
Lo faceva con una forza narrativa così incisiva che perfino sua madre gli aveva chiesto di smettere, temendo che diventasse un bersaglio. Quel timore si concretizzò il 22 ottobre 2023, quando un missile israeliano colpì l’edificio in cui viveva: tre persone rimasero uccise, decine costrette a fuggire. Alareer allora decise di separarsi dalla moglie e dai figli per proteggerli — ma non di tacere. Era una scelta in linea con tutta la sua vita.
Già nel 2007 aveva creato Eye on Palestine, un sito in cui i suoi studenti potevano raccontare in inglese la loro vita a Gaza. Quei testi, negli anni, divennero un libro e il progetto si trasformò nella piattaforma wearenotnumbers.org, dove i giovani gazawi hanno continuato a narrare le proprie storie, opponendosi a una narrativa che li riduceva a numeri o, nel migliore dei casi, a vittime senza volto. A ispirarli era anche una poesia che Alareer aveva scritto nel 2011:
«Se devo morire, tu devi vivere per raccontare la mia storia. Se devo morire, che porti speranze, che sia una storia».
Parole che il 6 dicembre 2023 hanno fatto il giro del mondo, quando un altro missile israeliano ha distrutto la casa della sorella in cui il poeta si era rifugiato: morirono lui, la donna, due dei suoi figli e un altro fratello. Una tragedia seguita, pochi mesi più tardi, da un’altra perdita: la morte, in circostanze simili, della figlia di Refaat, Shymaa.
Se devo morire raccoglie i testi scritti durante l’offensiva israeliana seguita all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ma anche materiali precedenti, a partire dal 2010: pagine sulla vita quotidiana di Gaza sotto assedio ma senza guerra aperta, dove c’è chi muore di cancro perché non può uscire per curarsi, chi viene ucciso al confine senza una ragione, chi tenta comunque di vivere, ridere, amare.
Fra i tanti libri usciti in questi mesi — alcuni scritti da chi a Gaza non è mai stato, altri più guidati dall’ideologia che dai fatti — questo volume ha un valore particolare.
Per almeno tre motivi.
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 24 Novembre 2025 11:14 )
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La Storia sbagliata
La verità nelle pieghe del tempo Fanizza Maria
Una storia sbagliata
di Giancarlo De Cataldo (Einaudi)
Ci sono storie che sembrano nascere già incrinate, come se la verità, pur presente, preferisse nascondersi tra le righe. Giancarlo De Cataldo, magistrato e narratore che da anni indaga la parte più oscura del nostro Paese, torna con Una storia sbagliata (Einaudi, collana Stile Libero), un romanzo breve e tagliente che si muove tra noir, memoria e denuncia civile.
Siamo nella Roma degli anni Settanta, una città febbrile e contraddittoria: luogo di fermenti culturali, sogni di cambiamento e, insieme, di violenza, droga e corruzione. Il boom economico è ormai un ricordo, la politica vacilla, la malavita cresce nei quartieri periferici e si intreccia con le zone grigie del potere. In questo scenario, il vicecommissario Paco Durante si trova a indagare sulla morte di una ragazza, ufficialmente un’overdose. Un caso come tanti, destinato a finire in archivio.
Ma Durante non si accontenta. È un uomo inquieto, ostinato, di quelli che non sanno voltarsi dall’altra parte. Il suo intuito lo spinge a scavare più a fondo, a cercare collegamenti che altri preferiscono ignorare. Dietro quella morte scopre un mosaico di interessi, omissioni e silenzi: un intreccio di potere e paura che attraversa l’Italia di quegli anni e che ancora oggi ci interroga.
Ultimo aggiornamento ( Martedì 11 Novembre 2025 08:15 )
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Omaggio ad Ornella Vanoni
Ornella Vanoni: la regina della canzone italiana Fanizza Maria
Ornella Vanoni, nata il 22 settembre 1934 a Milano e scomparsa il 21 novembre 2025, è stata una delle voci più eleganti, profonde e longeve della musica italiana. Con una carriera che ha attraversato più di sei decenni, ha saputo reinventarsi restando un simbolo dell’autenticità artistica.
I primi anni e l’esordio
Ornella Vanoni cominciò la sua carriera negli anni ’50, esibendosi prima come attrice al Piccolo Teatro di Milano, fondato da Giorgio Strehler.
Ben presto si dedicò alla musica leggera, cimentandosi inizialmente con le cosiddette “canzoni della mala”: brani popolari, spesso ispirati alla vita urbana degli ambienti più duri, che le permisero di guadagnare una riconoscibilità unica e intensamente “milano da strada”.
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Asini che volano
Asiniche volano Fanizza Maria
Con Asini che volano. Elogio degli italiani, Giovanni Floris firma un libro che è insieme un atto d’accusa e una dichiarazione d’amore verso il suo Paese. Giornalista esperto di politica e costume, Floris parte da una provocazione — “asini che volano” — per raccontare il carattere italiano con la lucidità di chi conosce bene i meccanismi del potere, ma anche con la tenerezza di chi sa riconoscere i pregi nascosti di un popolo spesso bistrattato.
L’autore costruisce un ritratto ironico e affettuoso dell’Italia contemporanea, un Paese dove l’assurdo diventa quotidiano, dove l’improvvisazione supplisce alle regole, e dove la genialità convive con la rassegnazione.
Floris non indulge nel moralismo, ma invita a guardare oltre gli stereotipi: dietro la retorica dell’“italiano furbo” o “incapace di cambiare”, egli scorge una capacità di adattamento, una creatività resiliente che, nonostante tutto, continua a far volare gli “asini”.
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 31 Ottobre 2025 07:34 )
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