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Insegnare latino

Mercoledì 23 Marzo 2011 18:18 amministratore
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Insegnare latino

Francesco Rocchi

Ragazzi, dovete migliorare il vostro vocabolario di latino! Nella vita, quando vi troverete a tradurre allimpronta, non avrete sempre a disposizione un vocabolario!.

 

Generalmente, quando me ne esco con qualche frase del genere, gli studenti imprecano tra i denti o fanno esplicita professione di scetticismo. Presi come sono dal lavoro di traduzione, non sono nella giusta disposizione di spirito per apprezzare lironia di bassa lega del loro professore. La battuta finisce sempre per lasciare a me, pi che a loro, un certo senso di inquietudine. Sto facendo, ed insegnando, qualcosa di inutilmente astruso? Potrebbe essere che abbiano ragione loro a vedere nel latino una fastidiosa complicazione della loro vita?

 

La domanda non peregrina e, anche se non di certo nuova, non nemmeno vecchia: la sua et coincide con quella del pi giovane studente di latino. La ragione che rende utile lo studio del latino per sempre la stessa, e tutto sommato abbastanza semplice. Il latino il tramite che noi abbiamo verso una numerosa serie di civilt, che lo hanno usato per esprimere tutte s stesse e che vale la pena conoscere. In pi, lo studio dellantichistica porta con s metodi e principi di validit generale: fondamenti di linguistica, antropologia culturale, economia, sociologia, diritto, storia della scienza...Certo, con la difficolt ulteriore della frammentariet delle fonti a nostra disposizione, ma, per paradosso, questa si pu rivelare metodologicamente fertile. Le scienze dellantichit insegnano la pazienza e la prudenza, poco ma sicuro.

La domanda, anche se gli studenti raramente la pongono in questi termini, non tanto se studiare latino, ma come.

La fisionomia della nostra didattica del latino abbastanza facilmente definibile: noi impariamo il latino per tradurlo. Impariamo tanta grammatica, poco lessico e una lunga serie di costrutti. Il vocabolario il nostro salvagente. Su come si sia arrivati ad una didattica cos povera stato scritto molto, in particolare da Luigi Miraglia, il quale invece ha adottato, e promuove con molta energia, una didattica completamente diversa, modellata su quella delle lingue moderne e ispirata alle teorie di uno studioso danese, Hans rberg. Questultimo, probabilmente, non era insensibile alle invettive che  gi a met XIX secolo Grundtvig aveva lanciato contro il Liceo Classico, definito senza troppi complimenti scuola per la morte.

Il principio di questo metodo che il latino vada insegnato in vivo, dando modo agli studenti non solo di leggerlo ma anche di scriverlo, imparandone le regole grammaticali induttivamente e praticamente, partendo sempre dai testi, e non dalle regole. Lattivit di traduzione riservata soltanto agli ultimi anni di apprendimento (quando il lavoro reso molto pi facile dalla conoscenza approfondita della lingua).

In effetti, tutti noi al giorno doggi impariamo almeno una lingua straniera, ma pochi tra noi traducono testi (attivit splendidamente intellettuale, ma lenta, faticosa, snervante e specialistica). Capita spesso di leggere in lingua straniera, ma raramente ci prendiamo la briga di produrre un testo scritto che ripeta parola per parola, in italiano e con lo stesso stile, quel che abbiamo letto. Nel parlato, poi, bisogna proprio sforzarsi di pensare in lingua straniera. Lo studio del latino, dicono rberg e Miraglia, non dovrebbe fare eccezione: anche qui va introdotto lo schema quadripartito di ascolto, lettura, produzione orale e scritta. Nella scuola italiana siamo invece ancora allo stadio della scuola per la morte. Il latino non ne ha colpa alcuna, ma cosa si pu fare?

Dal punto di vista didattico la soluzione abbastanza semplice: si buttano a mare le grammatiche vecchie (o finto nuove) e si adotta il metodo rberg, o qualcosa di ispirato alla stessa freschezza intellettuale. Molti gi lo fanno.

C solo un problema: un simile approccio richiede continuit. Bisogna che un insegnante sia convinto della scelta fatta e la porti avanti con pazienza. Allo stato attuale le scuole superiori in cui si insegna latino sembrano invece fatte apposta per renderne pi frammentario e confuso lo studio:  si comincia con un biennio infarcito di grammatica astratta e poi, con un altro professore, si passa allo studio della letteratura, mentre la storia e la cultura  antiche si studiano solo al primo anno. Al Liceo Classico, poi, lo studio delle letterature greca e latina non vede nessun tipo di sincronizzazione, col risultato che sembra si parli di due mondi diversi che non si sono mai incontrati. E vero che le scuole oggi hanno margini di autonomia maggiori rispetto al passato, e che spesso non li sfruttano, ma sulla divisione biennio/triennio non hanno voce in capitolo.

In conclusione, per dare senso e smalto ad una materia come il Latino sarebbe necessario non solo un primo intervento (possibile e gi avviato) nel proprium della didattica del latino, ma anche nellorganizzazione generale della vita scolastica.

Ma evidente che, a questo punto, non stiamo pi parlando del solo Latino.

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Marzo 2013 18:18

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