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Integrazione e reciprocità

Venerdì 21 Settembre 2012 00:00 faniz Cittadinanza Attiva - Cittadinanza riflessioni
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Maria Fanizza

 Si prende spunto da un recente fatto di cronaca e dalle discussioni che ne sono seguite:
 “Violenza in famiglia di un padre mussulmano su moglie e figlia accusate di vivere all'occidentale.”
  

 

Il fatto che la violenza sia a sfondo religioso – culturale, ne cambia la sostanza? E' peggiore di quella provocata dalla gelosia o dall'alcool?
 Dal mio punto di vista, forse un po' materialista, le mazzate sono mazzate e quindi reato da punire.
 Non ha senso introdurre, per altri evidenti fini, chiacchiere più o meno razziste.
 La domanda resta: chi viene in Italia ed ha intenzione di restarci deve integrarsi culturalmente? In generale direi no perchè la diversità culturale è un valore che arricchisce tutti, e poi, non c'è libertà di pensiero, e di religione, in Italia?.
Rispetto al problema della violenza l'integrazione è irrilevante. In Italia c'è un codice penale che regola la convivenza e chiunque non lo rispetta va punito, indipendentemente dalla sua identità culturale o religiosa.
 La libertà di pensiero (valore individuale) non può prevaricare il diritto alla vita o all'integrità fisica degli altri che sono valori sociali.
 Sembra semplice, ma evidentemente non lo è.
 Il principio a base della convivenza, a mio parere, non è l'integrazione ma la reciprocità.
 Se mi trasferissi in un paese arabo non vorrei integrarmi culturalmente anzi affermo il mio diritto a poter liberamente esprimere le mie opinioni cercando, eventualmente, di convincere i miei interlocutori della loro giustezza, pretendo cioè la reciprocità: come un arabo può liberamente vivere ed esprimersi in Italia, reciprocamente chiedo lo stesso per me nel suo paese.
 Ma se lo obbligo ad integrarsi in Italia sarò costretta ad indossare il velo  nel suo paese?
 Nella mia cultura è la donna a decidere come vestirsi, attiene alla sua libertà.
 Di più mentre in Italia le regole della convivenza sono basate sulla libertà (o dovrebbero esserlo) in alcuni altri paesi tali regole sono basate sulla religione o comunque su un sentire diverso.
 Ad esempio la nostra cultura consente la costruzione di moschee in Italia, la loro cultura vieta la costruzione di chiese cattoliche o limita fortemente l'esercizio del culto e del proselitismo delle altre religioni.
 In Italia uno straniero che lo voglia può, a certe condizioni, chiedere la cittadinanza Italiana. Vale lo stesso se un cittadino italiano chiede la cittadinanza in un paese arabo?
 In Italia non c'è la pena di morte, in altri paesi si? Se mi trasferissi sarei passibile di tale sanzione?
 Credo che queste dovrebbero essere le problematiche da discutere nei consessi internazionali per stabilire regole comuni sulla base della reciprocità.
 Non si può affidare questa discussione a beceri pseudorazzisti che non si rendono conto delle implicazioni che certe loro affermazioni hanno sul piano del diritto e della convivenza.

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