Nuovi contributi nelle Rubriche: Arte e Scuola |

Chiamami adulto: la sfida di crescere nell'era della fragilità adulta Fanizza Maria
L'adolescenza, quella fase di transizione tumultuosa e affascinante, sembra oggi caricarsi di un peso ulteriore. Non si tratta più solo del fisiologico distacco dall'infanzia e della faticosa costruzione della propria identità, ma di navigare in un'epoca segnata dalla "fragilità adulta", come lucidamente analizza lo psicologo Matteo Lancini nel suo recente libro "Chiamami adulto".
L'età adulta, un tempo percepita come un porto sicuro, un modello di stabilità e autorevolezza, appare sempre più incerta, fluida e a volte disorientata. Questa insicurezza si riverbera inevitabilmente sugli adolescenti, che si trovano a cercare punti di riferimento in figure adulte spesso alle prese con le proprie fragilità emotive e esistenziali.
L'adolescenza non finisce con la maturità, ma con la relazione
Per Lancini, l'approdo all'età adulta non è un semplice dato anagrafico o il raggiungimento di determinate tappe formali. L'adolescenza si conclude realmente quando il ragazzo o la ragazza si sente riconosciuto e accolto nella sua individualità da adulti significativi, capaci di "stare" nella relazione, di ascoltare autenticamente senza filtri giudicanti o ansie performative.
In un contesto in cui spesso gli adulti sono più concentrati sul "fare" – sull'inseguire ritmi frenetici, sull'apparire efficienti – si perde la capacità di "stare", di dedicare tempo e attenzione genuina al mondo interiore degli adolescenti. Questi ultimi, immersi in una società che celebra l'iperconnessione virtuale ma spesso carente di legami autentici, faticano a dare un nome e a gestire le intense emozioni che li attraversano.
Adolescenti fragili: come stare in relazione?
La fragilità adolescenziale si manifesta in modi diversi: insicurezze, difficoltà nella gestione della rabbia e della tristezza, paura del futuro. Lancini sottolinea come queste emozioni facciano parte integrante della vita e del processo di crescita. Il problema sorge quando gli adulti, a loro volta spaventati o disorientati di fronte a tali manifestazioni, tendono a minimizzare, negare o medicalizzare il disagio dei ragazzi.
Per costruire una relazione autentica con gli adolescenti fragili, è fondamentale:
* Ascoltare attivamente: non solo le parole, ma anche i silenzi, i non detto, le emozioni sottese. Un ascolto empatico che non giudica ma cerca di comprendere il loro punto di vista.
* Tollerare la scomodità: stare accanto a un adolescente che esprime rabbia, tristezza o paura può essere difficile. Tuttavia, è proprio in questi momenti che il ragazzo si sente veramente visto e sostenuto.
* Validare le emozioni: riconoscere e legittimare i sentimenti dell'adolescente, anche quando ci sembrano esagerati o immotivati. "Capisco che tu ti senta così" è un messaggio potente.
* Essere un punto di riferimento stabile: offrire una presenza costante e affidabile, capace di contenere le loro angosce senza farsi travolgere.
* Distinguere emozioni e violenza: è cruciale aiutare gli adolescenti a riconoscere e gestire le proprie emozioni, insegnando loro modalità espressive sane e non distruttive.
Un confine sottile: dalle emozioni alla violenza contro se stessi
Un aspetto particolarmente delicato affrontato da Lancini è il confine tra la fisiologica difficoltà nella gestione emotiva e la violenza rivolta contro se stessi. L'autolesionismo, i disturbi alimentari, il ritiro sociale sono segnali di un disagio profondo che non va banalizzato o liquidato come "crisi adolescenziale".
Questi comportamenti rappresentano spesso un tentativo disperato di comunicare una sofferenza che non trova altre vie d'espressione. In questi casi, è fondamentale un intervento professionale tempestivo, affiancato da un ambiente familiare e sociale capace di offrire ascolto, comprensione e supporto senza giudizio.
"Chiamami adulto" è un invito pressante agli adulti a interrogarsi sul proprio ruolo, sulla propria capacità di essere presenti e autentici nella relazione con gli adolescenti. Un appello a superare la fragilità adulta per poter accompagnare le nuove generazioni nel complesso e meraviglioso cammino verso la maturità, non come un traguardo da raggiungere in solitudine, ma come un processo condiviso e sostenuto da legami umani significativi.