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Papa Francesco

Mercoledì 23 Aprile 2025 05:51 Maria Fanizza
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Papa Francesco Fanizza Maria
Il Papa riposa, adesso, in una bara di legno chiaro bordata di rosso, una bara comune senza fregi e ricchezze, così come Francesco voleva, nella cappella di Santa Marta, quella semplice foresteria per preti e prelati che Jorge Mario Bergoglio aveva scelto come dimora. Il lungo addio al papa degli ultimi, al papa argentino che amava il sorriso e l’ironia, l’ultimo viaggio che si concluderà sabato alle dieci del mattino con i funerali sul sagrato di San Pietro, è iniziato così, ieri, al piano terra di quell’edificio color ocra lontano dai fasti della Curia alle spalle del Colonnato, con la benedizione del corpo di Francesco avvolto nella “casula” bordeaux dei papi e il rosario di grani neri tra le mani, due guardie svizzere a destra e a sinistra del feretro.

Per tre volte il cardinale camerlengo Kevin Joseph Farrell ha asperso la salma di Bergoglio con l’acqua santa, tra le preghiere dei pochi ammessi a quel primo rito del percorso funebre delle spoglie di Francesco che saranno deposte, dopo il funerale “urbi et orbi” alla presenza dei potenti della terra, in un sepolcro di terra, “semplice, senza decori e con l’unica iscrizione: Franciscus”, nella cappella paolina della basilica di Santa Maria Maggiore, una delle chiese più belle del mondo. La prima stazione dell’addio al Papa è stata dunque una cerimonia “chiusa”, alla vigilia dell’esposizione della salma che oggi sarà traslata dentro San Pietro, per l’abbraccio e le preghiere di quel “popolo” di Francesco che si incolonnerà tra le navate della basilica, sfilando davanti al corpo di Bergoglio con numeri che si annunciano enormi. Già ieri oltre cinquantamila persone si erano assiepate dentro il Colonnato, centomila nell’area di San Pietro. Per arrivare nel cuore della basilica la bara di Francesco verrà portata in processione dalla piazza di Santa Marta e passando sotto l’Arco delle Campane entrerà a San Pietro attraverso la porta centrale.

 

Ad accompagnare l’inizio dell’ultimo viaggio del Papa nella “Gerusalemme celeste”, per usare le parole del cardinale Mauro Gambetti, a Santa Marta era arrivato, tra i primi, il presidente Mattarella, legato a Bergoglio da una salda amicizia insieme alla figlia Laura, poi il presidente del Senato La Russa, il rabbino Di Segni, il sindaco di Roma Gualtieri, Pier Ferdinando Casini. (Anche Lino Banfi si è affacciato a Santa Marta). Un primo addio destinato soprattutto ai cardinali, ai prelati, al mondo che circondava papa Francesco e ai dipendenti vaticani, accorsi con le famiglie e i figli, i bambini, così presenti nel pensiero di Bergoglio.

È da oggi però, alle 11 del mattino, quando si spalancheranno le porte della basilica, che il Papa verrà restituito alla “sua” gente, alle persone, ai tanti e tante che stanno arrivando da ogni dove, alcune migliaia dall’Argentina, per salutare la salma e partecipare ai funerali che saranno officiati dal cardinale Giovanni Battista Re. La “camera ardente” di Bergoglio con l’ostensione del suo corpo per ben tre giorni, resterà aperta oggi fino a mezzanotte, dalle 7 alle 24 di domani e fino 19 di venerdì 25 aprile.

Nei giorni del lungo addio il Vaticano ha deciso che saranno interrotte tutte le procedure di canonizzazione, compresa la beatificazione di Carlo Acutis, morto giovanissimo a soli 15 anni di leucemia, autore, secondo la Chiesa, di alcuni miracoli, tra i quali la guarigione di una ragazza di 22 anni. La beatificazione di Acutis avrebbe dovuto concludere il “Giubileo degli adolescenti” al quale Bergoglio teneva molto ma che non ha fatto in tempo a vedere.

Il lungo addio, dunque. Ieri sera il cardinale Re, durante l’affollatissimo rosario serale a San Pietro, con centinaia di fedeli in preghiera davanti all’icona della Madonna con il bambino, ha ricordato Bergoglio con queste parole: «Vogliamo ringraziare il Signore per i doni che ha fatto alla chiesa intera con il ministero apostolico di papa Francesco pellegrino di speranza». «Non sono religiosa, però volevo essere qui. Negli ultimi anni — dice Marina, scout ventenne — Francesco è stata la sola voce contro la guerra, contro le fabbriche di armi. Ora siamo tutti più soli, soprattutto noi giovani».

 

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