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Dracula: un amore che sfida il tempo Fanizza Maria
Con Dracula – L’amore perduto, Luc Besson torna a sorprendere. Ma dimenticate il classico vampiro assetato di sangue: il suo Dracula non è un mostro, è un uomo che soffre. Un’anima perduta, condannata a vivere per sempre con il ricordo dell’amore che ha distrutto la sua vita.
Il regista francese firma un film elegante, visionario e profondamente romantico, che rilegge il mito gotico di Bram Stoker con occhi nuovi — quelli della malinconia, del rimpianto e della speranza.
Un Dracula che non fa paura, ma tenerezza
Il protagonista, interpretato da Caleb Landry Jones, è Vlad: un principe che, dopo la morte della sua amata Elisabeta, rinnega Dio e viene condannato all’immortalità. Secoli dopo, nella Parigi dell’Ottocento, riconosce in una giovane donna – Mina, interpretata da Zoë Bleu – la reincarnazione della moglie perduta.
Ma Besson non racconta solo la maledizione del vampiro: racconta la maledizione dell’amore. Quello che non si dimentica, che non si estingue, che diventa una prigione.
Il Dracula di Besson non vuole uccidere: vuole ricordare. E in questa fragilità diventa più umano di quanto non sia mai stato.
La sorpresa italiana: Matilda De Angelis
Tra i protagonisti del film brilla anche Matilda De Angelis, nei panni di Lucia, una giovane pittrice italiana emigrata a Parigi. È lei a incontrare Dracula quando ancora nessuno crede alla leggenda, e la sua figura rappresenta il ponte tra la vita e la morte, tra l’amore e la paura.
Lucia è curiosa, empatica, inquieta. In lei c’è la luce che Dracula ha perduto, e il film la usa come specchio per far emergere il lato più umano del vampiro.
La De Angelis regala un’interpretazione intensa e delicata, capace di tenere testa a un Caleb Landry Jones ipnotico e tormentato.
Parigi e la neve: il fascino visivo di Besson
Girato tra la Finlandia e la Francia, il film è una meraviglia visiva. I castelli immersi nella neve, le candele che tremano nelle sale barocche, i paesaggi che sembrano dipinti: tutto parla di perdita, di tempo sospeso, di bellezza ferita.
La fotografia alterna ombre profonde e luce dorata, come se la lotta tra la notte e il giorno fosse la stessa che tormenta l’anima di Dracula. E la colonna sonora di Éric Serra – storico collaboratore di Besson – accompagna ogni scena come un battito lento, nostalgico.
Un film che divide ma lascia il segno
Non è un horror tradizionale, e chi cerca brividi potrebbe restare spiazzato. Ma Dracula – L’amore perduto non vuole spaventare: vuole emozionare.
È una favola nera, un poema d’amore gotico che parla di eternità, colpa e redenzione.
Le prime recensioni europee sono divise: c’è chi lo considera un capolavoro visivo, e chi lo trova troppo estetizzante. Ma una cosa è certa: Luc Besson ha avuto il coraggio di restituire a Dracula la sua anima, di riscriverlo come un personaggio fragile, pieno di desiderio e rimorso.
Conclusione: il cuore che batte nel buio
Alla fine, Dracula – L’amore perduto non è solo un film. È una riflessione sull’amore e sul tempo.
Parla di ciò che resta quando tutto finisce, di quanto siamo disposti a perdere pur di non dimenticare.
Luc Besson firma un’opera visivamente sontuosa e piena di sentimento.
E nel volto malinconico di Dracula, negli occhi lucidi di Lucia, nella neve che cade lenta su Parigi, resta una certezza:
anche le tenebre, a volte, sanno amare.