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Mettere al bando i voti a scuola

Giovedì 16 Gennaio 2025 08:23 Maria Fanizza Cittadinanza Attiva - Cittadinanza Notizie
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Stop ai voti tradizionali Mario Bosco

Stop ai voti tradizionali, ora i compiti a casa corretti dall’insegnante vengono valutati con suggerimenti e giudizi emotivi e coinvolgenti. Un metodo educativo utilizzato dal maestro di scuola elementare, Gabriele Camelo, docente di italiano e inglese all’istituto comprensivo “Rita Borsellino”, a Palermo. “Non faccio nulla di speciale. Ogni insegnante crea un rapporto di fiducia coi propri alunni, a modo suo. Io li motivo con delle frasi, perché senza una motivazione non si fa nulla nella vita”, dice l'insegnante Camelo.

La disputa sull’utilizzo dei voti (intesi come scale numeriche) da parte dei docenti per giudicare il livello di apprendimento raggiunto dai discenti ha un andamento fluttuante. In questi ultimi mesi e giorni è tornata d’attualità a seguito della decisione del governo Meloni e del ministro Valditara di aggiungere l latino e di imapare a memoria le poesie e di introdurre lo studio della Bibbia. Una.Scelta interpretata da alcuni come indicativa della volontà del primo governo di Destra-centro di accentuare il carattere selettivo della scuola, Dal mondo della scuola giungono segnali contrastanti: Nella scuola primaria il superamento del voto numerico, sostituito dai giudizi descrittivi (avanzato, intermedio, base, in via di prima acquisizione, e relativi descrittori), è stato metabolizzato dagli insegnanti, meno dalle famiglie, che spesso chiedono “a che voto corrisponde il giudizio”, ma si può dire che l’obiettivo di eliminare gli aspetti competitivi o afflittivi della valutazione espressa con i voti sia stato conseguito. Nella scuola media (secondaria di primo grado) i voti in decimi sono stati mantenuti, affiancati da giudizi sintetici di fine quadrimestre e anno, ma con la progressiva scomparsa delle bocciature hanno di fatto perso il carattere selettivo e ansiogeno che avevano negli anni Sessanta di don Milani.

 

Dove invece questo carattere l’hanno mantenuto è nella scuola secondaria superiore, soprattutto nel biennio iniziale, ed è in questa fascia che crescono le iniziative sperimentali avviate da alcuni insegnanti, anche a seguito di richieste studentesche, volte a contestare l’uso dei voti come strumenti di valutazione.Ma è davvero percorribile la strada di una valutazione che rinunci radicalmente a una classificazione di tipo quantitativo dei livelli di apprendimento raggiunti dagli alunni? È possibile una valutazione senza misurazione? È possibile riconoscere il merito, al quale ora si richiama il Ministero guidato da Giuseppe Valditara, senza un metodo o strumento di comparazione delle prestazioni individuali?

Un tema al centro del dibattito pedagogico non da ora. 

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