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Le formiche di Puglia incontrano l'uomo globale (2a parte)

Lunedì 17 Ottobre 2011 21:27 Maria
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di Maria Fanizza
Il popolo delle formiche grazie alla sua capacità di assorbire esperienza pensando al futuro è stato in grado di metabolizzare i formicacicalanuovi processi che la scienza e la tecnologia sviluppavano e quando è stato chiaro che la guerra e la sopraffazione non potevano più regolare i rapporti in Europa perchè una nuova guerra avrebbe portato alla morte del futuro, è diventato il modello esemplare di una rivoluzione culturale prima che politica. Nel '68 non sono stati gli estremisti a prevalere, il popolo li ha ridicolizzati, isolati e battuti. Il popolo delle formiche ha resistito lì dove i giganti esitavano (le convergenze parallele) o seminavano tempesta (la strategia della tensione) ed ha creato una unione ed uno stato basati sui diritti da promuovere e sostenere, sul welfare state dalle assicurazioni mutualistiche ai servizi sociali, sulla sostenibilità dallo sfruttamento delle risorse alla loro conservazione ed al loro uso equilibrato pensando al futuro.

A questo punto inizia la transizione verso il futuro che il popolo delle formiche ha disegnato ed inizia anche il suo declino o almeno la sua crisi.

 

 

Le nuove generazioni (i barbari secondo Baricco) non hanno più paure primarie: carestie, malattie, eventi naturali distruttivi, razzie, invasioni, povertà, vecchiaia sia perchè gli strumenti di difesa che l'economia e la tecnologia mettono a disposizione li impediscono o ne attenuano gli effetti, sia perchè gli Stati e l'Unione sono in grado di soccorrere sia nell'emergenza che nella ricostruzione, sia di un terremoto che di un'epidemia che di guasti personali. Inoltre essi controllano la tecnologia, che diventa democratica, e quindi indirettamente il sapere.

E' chiaro che si tratta di un nuovo modo di conoscere e quindi un diverso sapere. Entrano in crisi tutte le strutture che genericamente potremmo definire hardware: dai treni alle banche, dal municipio alle ambasciate allo stesso modo in cui entrano in crisi tutte le strutture giuridiche basate sulla proprietà intellettuale dal copyright ai brevetti, dai libri ai dischi, dalle medicine ai musei.

Tutte queste organizzazioni non sono in grado di rispondere alle richieste del nuovo popolo di uomini globali che navigano in internet, volano in aereo, parlano al cellulare in videoconferenza, usano la memoria globale di wikipedia come se fosse la loro memoria, condividono idee, sentimenti, ricette di cucina, locali da ballo e da sballo, disegnano un poster, fanno il biglietto aereo per i prossimi 10 viaggi per frequentare il master in America, scaricano un film, ascoltano musica, etc. Il tutto contemporaneamente.

E i buoni fichi secchi con la mandorla e le foglie di alloro, innaffiati da un forte limoncello?

E il flesso e l'asintoto della funzione y=F(x)-G(x)/H(x)?

Ma il mio passaporto vale in Arabia Saudita?

E' irrilevante, perchè inutile, non risolve il mio problema immediato, e impegna la mia memoria il che genera un disagio esistenziale. Basta fare una ricerca su Google, usare un mathlab elettronico, e telefonare a mami per ricordarle di preparamene una scodella, ma senza cioccolato perchè sono allergico, senza alloro perchè il profumo non piace a Michele/a, con un po' di Bayles al posto del limoncello che fa più figo.

E il tuo futuro? che farai da grande? Hai versato la quota all'INPS? Hai fatto l'assicurazione sul furto della valigia? Hai telefonato alla nonna che compie 90 anni? E Michele/a come sta?

Non mi stressare con le tue paure. Il futuro non mi interessa, da grande deciderò cosa fare, dell'INPS si occupa il commercialista e comunque sono soldi rubati perchè non andrò mai in pensione. Se non arriva la valigia mi danno il surviver kit. Alla nonna ho mandato un emoticons. Ma Michele/a chi era? Il ragazzo di Antonella? Stasera la incontro in chat?

Sono senza valori, ignoranti, gli hanno rubato il futuro. Sentenzia l'ultima formica all'ultima cicala, finalmente accomunate.

Ma questo uomo globale estremamente fluido, e del quale diventa assai difficile definire l'identità, può essere considerato un mito fondante di una identità emergente che supera o almeno integra, convive, con l'eredità del popolo delle formiche che in centinaia di anni hanno costruito e ricostruito decine di società diverse sia dal punto strutturale che identitario anche se tutte fondate sulla costruzione di un futuro migliore per le formiche di domani?

Ma se non le formiche chi altri dovrebbe essere in grado di posizionare i nuovi miti sulla scacchiera conoscitiva proiettata verso il futuro, quelle formiche che dell'evoluzione e della sostenibilità hanno fatto un motivo di vita ?

Ma che cosa vuole l'uomo globale, che cosa sogna, che cosa rappresenta, perchè deve uccidere le formiche, se non l'ha già fatto? Uccidere ovviamente in senso metaforico da interpretare come superamento, negazione della potenza, destrutturazione del mito e sostituzione con un altro.

 

I “giovani senza futuro” in realtà sono uomini globali ma noi formiche, interpretando secondo i nostri canoni la loro vita, non ce ne siamo accorti, anzi probabilmente non ci siamo mai posto il problema di capire che cosa significa e, considerato il “normale” istinto di conservazione, pensiamo di loro che essendo diversi sono inferiori, incapaci di approfondire, superficiali, egoisti, asociali, etc...

Insomma perchè l'uomo globale è un mito? in fondo ha solo una decina di anni. Il popolo delle formiche ha impiegato centinaia di anni per diventarlo.

Un mito senza passato e senza futuro. Che razza di mito è?

In effetti la dimensione dell'uomo globale è la velocità, abita nell'iperspazio e vive nell'ipertempo, ha come sentimento dominante il bisogno di condivisione che rappresenta l'evoluzione della socialità.

Sulla velocità credo che l'immagine precedente, dei fichi secchi etc. , non abbia necessità di ulteriore approfondimento.

L'iperspazio si è ormai materializzato in internet di cui lo spazio reale non è altro che un'estensione, una specie di hardware di cui la virtualità rappresenta il software, un braccio di cui il virtuale è la mente.

Ma che cosa è l'ipertempo? E' abbastanza difficile da definire ma pensiamo a Google o un qualsiasi altro motore di ricerca. Se voglio sapere che cosa significa Ipertempo immetto il mio termine chiave e aspetto la risposta. Un'operazione ormai abituale, tanto da farla senza porci troppo il problema di che cosa succede da quel click in poi.

Il mio click (meglio la sequenza in cui il software ha trasformato la parola o la frase da cercare) parte con la velocità della luce dalla mia macchina e viaggia nell'iperspazio per confrontare la mia parola con i miliardi di miliardi di parole presenti in tutti i documenti presenti in tutte la banche dati del mondo. Ogni qualvolta c'è coincidenza il documento viene selezionato per essere inviato alla mia macchina ma prima deve essere processato dal software del motore di ricerca per essere convertito in un linguaggio interpretabile ma soprattutto per essere “pesato” al fine di presentarmelo in ordine di “importanza”. Ovviamente il processo è ancora più complesso se cerco una frase invece di una parola.

L'ordinamento implica l'uso di processi ancora più complessi.

In pochi secondi il mio Google mi dà una risposta non solo di contenuto, ma me lo organizza in ordine di importanza della fonte da cui la frase è estratta.

Ci rendiamo conto che non si tratta solo del tempo in secondi della risposta ma della qualità della risposta che è la risultante della qualità delle banche dati interpellate, del software del motore, della potenza dei server, della qualità delle linee di trasmissione, del “valore” del documento in relazione al “valore” degli altri documenti selezionati.

Un approfondimento richiede la dimensione sociale dell'uomo globale riprendendo la metafora delle formiche.

L'uomo globale non ha più le paure descritte a proposito delle formiche: fame, malattie, invalidità, e poi eventi naturali, siccità, frane, etc. Infatti la società costruita ha generalizzato le tutele attenuando notevolmente i rischi.

Se 200 anni fa la rivoluzione francese espresse un pensiero forte: la fratellanza come utopia della socializzazione in un momento in cui il popolo aveva bisogno di una unità forte, di sangue, nel pensiero contemporaneo parliamo di solidarietà che è un concetto di socialità forse meno forte della fratellanza, un vincolo non di sangue ma più razionale e strutturato.

Non dimentichiamo che noi componente cattolica del '68 ci chiamavamo ancora “fratelli” mentre i giovani comunisti si chiamavano “compagni”.

Definizioni ormai anacronistiche a livello giuridico ed anche a livello sociale.

La socialità si struttura in tasse che consentono la “protezione” dai bisogni e dalle paure primarie, in contributi sociali che proteggono il futuro, in norme di comportamento civile che trasformano i fratelli in concittadini, in organismi che trasformano a tutti i livelli le controversie in accordi e trattati.

L'uomo globale, come sempre succede quando appare una nuova identità, non va oltre, vive la società che ha ricevuto in eredità e ne prepara la radicale trasformazione sulla base del progresso tecnologico di cui è artefice e portatore ma anche di una nuova struttura del pensiero.

La rete non solo come struttura fisica, ma come paradigma della conoscenza. La rete rende disponibile a tutti in maniera semplice ed immediato tutto il sapere perfino strutturato razionalmente, ma crea anche Joomla! nuovi modelli e luoghi di aggregazione, condivisione, socializzazione. Per cui nascono nuovi bisogni primari e fra questi forse il più potente e il bisogno di essere connessi.

Non è una moda, non è un gioco, non è la ricerca di una vita più semplice, è la constatazione che l'intelligenza connessa, connected intelligence come direbbe de Kerckhove, è un valore in più rispetto alla somma delle intelligenze. E se stiamo a livello di intelligenze a cascata tutti gli stadi del pensiero e dell'attività umana ne sono permeati.

E' la connessione il nuovo bisogno per vivere e la paura di perdere la connessione, di essere isolato non a livello fisico ma di intelligenza, è la paura dell'uomo globale.

Pensiamo per un attimo di trovarci in Cina fuori dalle grandi città e che abbiamo smarrito o ci abbiano rubato documenti, carte di credito e cellulare. Non conosco la lingua né so quale direzione prendere per tornare in albergo. Ho perso la connessione, non posso comunicare né essere trovato. Non esisto più a livello intellettivo e rischio fortemente di non esistere più a livello fisico in quanto esposto a qualsiasi abuso di malfattori o approfittatori. La disconnessione si trasforma in paura.

I modi, le caratteristiche, i pericoli, le disfunzioni dell'interconnessione della mia intelligenza con le altre, è quella che governa i comportamenti e struttura il quadro esistenziale.

Questo è ciò che sostanzia la nuova identità, che tra l'altro è multipla non per una sorta di malattia, dottor Jekill e mister Hide, o lo sdoppiamento della personalità, ma per scelta e per capacità intellettiva.

Oggi scelgo una identità e mi comporto in un certo contesto, come se fosse reale, al punto che questa nuova identità mi condiziona fino a diventare essa la mia reale identità.

Su questo nuovo mito di uomo, globale perchè interconnesso, si è costruita la nuova identità come evoluzione di quella fondata sul mito delle formiche.

L'identità è cambiata ma è cambiata anche la sua definizione.

Oggi come popolo delle formiche non dovremmo porci il problema di educare l'uomo globale ai nostri valori, al nostro modello di vita, alla nostra metodologia di studiare, pensare, agire, ma di collaborare alla sua crescita, in modo che la componente ludica dell'uso della tecnologia non prevalga.

Se i nostri studenti ci appaiono svogliati, disinteressati, superficiali, etc. è perchè abbiamo abdicato al nostro ruolo. Il cambiamento è stato così rapido che convivono due identità che non si comprendono.

In passato questo succedeva quando, a seguito di un'invasione il nuovo popolo coesisteva con il vecchio. Finito lo scontro fisico iniziava lo scontro culturale per cui la identità di sintesi di solito era un'evoluzione della tradizione del popolo perdente, che però conosceva il suo territorio e le opportunità e difficoltà insite, e l'innesto delle nuove competenze e conoscenze che di solito erano portate dal nuovo popolo che per questo era risultato vincitore.

Sembra che ci si trovi in una condizione simile ma complicata dal fatto che gli invasori sono i nostri figli e che i padri non hanno ancora capito di aver perso perchè lo scontro non è stato fisico, violento, ma pacifico e culturale.

Soprattutto per la loro raffinata cultura è difficile accettare la sconfitta da parte di un popolo che reputano, secondo tradizione, di ignoranti, superficiali, senza futuro, senza identità. Ma abbiamo provato a credere in loro? Ad accettare la nostra situazione di perdenti che possono tentare di co-educare le loro capacità ma non decidere sul loro comportamento non diversamente dal popolo dei perdenti nei confronti dei vincitori?

Per co-educare le loro capacità dovremmo studiarle, conoscerle, metabolizzarle non rifiutarle come barbariche. Ma se non so nemmeno che cosa è la connessione come faccio a capire?

Siamo passati da un'identità basata sulla paura di perdere la vita in cui la difesa era basata sulla fratellanza e sulle metodologie di resistenza passiva e tutto l'impegno era funzionale a costruire un futuro migliore, ad un'identità basata sulla certezza di un futuro sempre migliore indipendentemente dal proprio impegno in cui l'unica paura è di perdere la connessione, attraverso cui si verifica anche la socializzazione, che quasi taumaturgicamente risolverà tutti i problemi di ognuno. Infatti le intelligenze interconnesse sviluppano un valore intellettivo aggiunto più che proporzionale all'impegno delle singole intelligenze per cui ogni problema che si presenta vede il convergere in brevissimo tempo di tutte le intelligenze e quindi la certezza di trovare in breve una soluzione. Sia che si tratti del decidere quale film andare a vedere stasera con gli amici sia che si tratti di scegliere lo sviluppo compatibile per la nostra società.

 

Per un approfondimento sui Muretti a secco vedi l'articolo di Vito Antonio Leuzzi

http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&friendId=259050120&blogId=323849544

 

Per un approfondimento sull'uomo globale vedi:

http://www.garito.it/areastud/tesine04-05%5Cbossoletti-maura_senapa-alessandra.pdf

 

Per avere un'idea di come le applicazioni di internet fanno vedere la realtà vedi:

http://www.google.it/help/maps/streetview/gallery/

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Aprile 2013 10:38

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