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Tra pochi giorni mi sposo

Giovedì 01 Giugno 2017 06:44 Maria Fanizza
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Tra pochi giorni mi sposo.

di Maria Luisa Malerba

Ho conosciuto il mio futuro marito qualche anno fa, in uno dei club notturni pi turistici di Barcellona, lOpium, una discoteca con una terrazza che si affaccia sul mare.

Era una di sera dinizio estate, faceva caldo e stavo andando a letto. 

Mi invitarono a uscire e cedetti alla tentazione di respirare un po daria fresca facendomi contagiare dallentusiasmo di unuscita tra amici. 

Pensavo che sarei stata fuori solo un paio dore, cos mi tolsi il pigiama e indossai svogliatamente un vestito nuovo a fiori che mi ero comprata due giorni prima e un paio di espadrillas con tacco medio per stare comoda.

Non ricordo neanche se mi pettinai. Salii di casa senza un filo di trucco e con un serbatoio di energia in carica.

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Opium disco a Barcellona

La compagnia era divertente e la nottata trascorse rapidamente.

Diverse ore dopo, a fine nottata, quando eravamo vicino alluscita e a punto di andar via, vidi lui.

Visto da lontano sembrava un ragazzino, credevo che fosse pi giovane di me, e si muoveva per quel locale con fare disinvolto, come di chi va a caccia in un luogo dove stato tante volte e dove torner altrettante volte.

Ma qualcosa che non so spiegare lo attrasse a me, quella sera, e nessuno dei due sapeva che di l a pochi mesi, il cacciatore e la preda si sarebbero cacciati nel turbolento vortice di una relazione sentimentale che avrebbe portato al matrimonio.

Mi si avvicin, si ferm davanti a me e mi chiese: Where are you from?.

Quando gli risposi che ero italiana, lui replic: Il mio bisnonno era italiano, io parlo italiano, ho nascuto in Argentina. 

Ne segu una brevissima conversazione in spagnolo interrotta dal volo di un portafoglio che poi consegnammo al servizio di sorveglianza del locale, non sapendo chi ne fosse il proprietario.

Nel frattempo si era fatto tardi e chi mi accompagnava voleva andar via.

Ma nellera delle interconnessioni istantanee e dei corteggiamenti fulminei, lui mi aveva gi agganciata su Facebook e su Whatsapp.

 

Cos ci rivedemmo qualche giorno dopo e, poco a poco, quellestate, ci lasciammo intrappolare da una di quelle reti invisibili e pericolose che inconsciamente ti conducono allabisso e quando te ne accorgi ormai tardi.

Lui si chiama Bruno, uno spagnolo di origini argentine ed ha un nome e un cognome italiani. La storia della sua famiglia racconta anche un pezzo di Storia italiana che ora vi narrer. 

Stando a quanto mi stato raccontato, non molto in verit, il bisnonno di Bruno era un uomo alto, con una barba folta e brizzolata e con una pipa sempre in bocca.

A cavallo tra l800 e il 900, si un alla grande emigrazione di genti italiane che cercavano riscatto altrove, in terre molto lontane che i migranti dellepoca forse non erano neanche in grado di ubicare con esattezza sulla cartina geografica.

Questuomo, di cui non noto il nome, vendette lasino, lasci il cuore delle Alpi, le montagne della Valtellina, e arriv a Genova, da dove salp in un bastimento alla volta delle Ande e del continente sudamericano.

Approd in Argentina, in una citt di provincia vicino Buenos Aires che si chiamava La Plata.

In questa citt di provincia con strade a scacchiera e viali senza nome contrassegnati solo da numeri, ebbe un figlio che sarebbe diventato un veterinario e che avrebbe messo al mondo il padre di Bruno.

Nel frattempo litaliano, o meglio, il dialetto valtellinese, andava scomparendo dopo essersi contaminato con lo spagnolo locale, con il passaggio di generazioni e con la permanenza in una terra straniera.

Qualche decennio dopo, nella seconda met degli anni 70, il padre e la madre di Bruno si conobbero nella facolt di architettura. 

Sua madre, che oggi unarchitetta femminista di sinistra, in quel periodo era una studentessa di buona famiglia che studiava alla facolt di architettura e che iniziava a nutrire una profonda avversione contro il perbenismo borghese da cui proveniva e contro la criminalit legittimata dal governo impostasi con la dittatura militare. In quel periodo lei, come tanti altri, era considerata una sovversiva del regime.

Si raccoglieva con gli altri studenti nelle aule universitarie, si univa ad altre donne nella lotta di genere per le strade e protestava contro il clero e contro le istituzioni per un mondo pi giusto e ugualitario. 

Rimase incinta di Bruno nel bel mezzo della dittatura militare argentina, quando le forze governative mettevano in atto la sparizione forzata di dissidenti o presunti tali.

Molte donne partorirono mentre erano detenute, quasi sempre i militari le uccidevano in carcere e poi si appropriavano dei neonati illegalmente crescendoli come se fossero figli loro. 

Questo argomento ancora un tab in Argentina perch un tema ancora recente e molta gente continua ancora oggi a soffrirne le conseguenze. Bruno avrebbe potuto essere un nio desaparecido

Se gli eventi avessero seguito questo tragico corso, non ci dato sapere se i nostri cammini si sarebbero incrociati.

Ma le cose andarono diversamente.

I suoi genitori riuscirono a mettersi in salvo in pi di unoccasione e poi trovarono la salvezza definitiva in un aereo diretto verso la Spagna, quando lui aveva solo un anno.

Lui e la sua famiglia si stabilirono a Barcellona. A scuola i bambini catalani lo chiamavano largentino. 

Se gli chiedi di che nazione si sente, ti risponde che non appartiene a nessuna bandiera e che un cittadino del mondo. Parla il catalano come un catalano e parla lo spagnolo con laccento catalano.

Ma quando parla con la sua famiglia utilizza vos e ustedes invece di t e vosotros e coniuga i verbi alla maniera argentina. 

Quando parla con tutti gli altri, invece, si conforma al castigliano di Madrid e della Real Academia Espaola, che corrisponde alla nostra Accademia della Crusca.

Lo fa senza forzature perch le migrazioni ti rendono il cervello plastico. Adesso lui viaggia spesso in Italia e parla litaliano con me e la mia famiglia italiana, che adesso anche la sua famiglia.

Cos, il cerchio migratorio di qualche generazione fa si chiude e Bruno sta riscoprendo le sue origini italiane a seguito dellondata migratoria dei nostri tempi, quella dei millenial, quella che mi ha portato a vivere qui e che ci ha fatti conoscere.

Migrazioni e transizioni rappresentano la storia della mia vita e quella di molti miei coetanei. 

Sono una migrante digitale perch quandero molto piccola ascoltavo le audiocassette con il registratore analogico e osservavo mio padre maneggiare la macchina per scrivere, ma a sedici anni miglioravo il mio inglese sulla tastiera del PC di casa chattando con ragazzi stranieri di tutto il mondo.

Sono una migrante del sistema educativo perch ho vissuto la riforma universitaria e il passaggio dal ciclo unico al 3+2 e allaccumulo di CFU come se fosse una raccolta punti.

Infine, in piena rivoluzione digitale e nel bel mezzo della pi grave crisi economica dai tempi della Depressione degli anni 30, sono unespatriata tra i tanti millennial che hanno conseguito una o pi lauree, che volano low cost, che parlano almeno due lingue e che fanno entrare il mondo e la famiglia lontana in una tasca grazie allo smart phone e ai prodigi di SkypeWhatsapp e Facebook.

Ogni tanto mi chiedo che avrebbe pensato quelluomo alto, con la pipa e i capelli brizzolati che era il bisnonno di Bruno se fosse stato spettatore della nostra epoca.

Supponiamo che avesse nostalgia di casa, di quanto si sarebbero alleviate le sue sofferenze se avesse abbandonato la sua terra natia poco pi di un secolo dopo in circostanze completamente diverse e in un mondo completamente mutato?

In fondo, se comparato con limmensit dei secoli passati, un secolo non poi cos tanto.

Avrei voluto scrivere un articolo sui preparativi del matrimonio, sulle pratiche burocratiche che ci siamo sobbarcati e sulle differenze culturali tra Italia e Spagna per quanto riguarda i matrimoni, anche se in realt non sono particolarmente impattanti.

Ma la mente si distratta pensando alla Storia con la lettera maiuscola, quella dei grandi eventi, e a come questa si intrecci alle storie personali dei singoli individui. 

Credo che, a matrimonio avvenuto, dedicher il mio prossimo articolo al nostro grosso grasso matrimonio italo-spagnolo-argentino sperando che sia dinteresse per i lettori di DCEE.

 

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Concorso di Letteratura per Racconti a tema Expat Le paure ed il coraggio delle Donne aperto fino al 31 luglio 2017.

 

Chi sono

Maria
11COMMENTI
  1. Patricia
    Patricia

    Perfecto!!!! Respetuoso, conmovente, una mirada sin prejuicios, poniendo a todos iguales en un mismo plano. Auguri .

    Rispondi

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