"C'è chi dice no"

Venerdì 08 Aprile 2011 07:08 Vincenza Fanizza Cinema - Parliamo di cinema
Stampa

C’è chi dice no

Vincenza Fanizza

Mentre i giovani si preparano a scendere in piazza contro la precarietà, arriva nelle sale “C’è chi dice no”, il film di Giambattista Avellino, che affronta proprio questi temi: la precarietà e le raccomandazioni, due vere e proprie piaghe del sistema lavorativo.

 “Tra i vari problemi dell’Italia - commenta Avellino - la raccomandazione appare un peccato veniale, quasi innocente. In realtà tanto innocente non è. Vari studiosi ne hanno descritto i danni socio-economici: impedisce al merito di emergere, crea sacche di inefficienza, riduce la mobilità sociale perché tende a inchiodare ciascuno ‘al mestiere dei padri’ o comunque allo stesso livello sociale. Questa storia racconta il ‘danno’ a livello umano, che è molto semplice: ogni raccomandato ruba il posto a qualcuno che lo meritava di più, e spesso lo aspettava da anni”.

 

Infatti il film “C’è chi dice no”, che prende il titolo da una famosa canzone di Vasco Rossi,  racconta il sogno di voler cambiare il mondo e, in questo caso, il sistema, di tre giovani carini e di talento che, quando stanno per avere un contratto che rappresenterà la svolta della loro vita, si vedono sorpassati dai… “raccomandati”.

Max (Luca Argentero) è un giornalista di talento in un quotidiano locale; giunto a un passo dalla tanto agognata assunzione viene scalzato dalla figlia di un famoso scrittore.

Irma (Paola Cortellesi), pur essendo uno dei dottori più stimati dell’ospedale, vive grazie alle borse di studio, e proprio quando sta per ottenere il contratto, le viene preferita la nuova fidanzata del primario.

Samuele (Paolo Ruffini) è una specie di genio del diritto penale, e dopo anni passati a fare da assistente-schiavo a un barone universitario è in procinto di vincere un concorso per ricercatore, ma, anche in questo caso, il posto gli verrà soffiato dal genero inconcludente del barone.

Dieci anni di esami, lauree e specializzazioni sembrano non essere serviti a niente, per questo i tre amici decidono di ribellarsi. E lo fanno prendendo di mira ciascuno il raccomandato dell’altro, così che nessuno potrà risalire a loro, e mettendo in atto piccole vendette e molestie quotidiane.

“Questa rabbia e questo dolore- dichiarano Paola Cortellesi e Luca Argentero- vengono raccontati, nel film, in chiave di commedia perché proprio la commedia è, secondo noi, lo strumento ideale per divertire, emozionare e far riflettere”.

Il film di Avellino si conclude con un finale amaro ma il messaggio che arriva agli spettatori è positivo perché l’idealismo e la voglia di cambiare il mondo dei tre giovani protagonisti che decidono di “dire no” sono molto forti e arrivano al nostro cuore.