Vince Sal da Vinci «La dedico a Napoli». Con queste parole Sal Da Vinci alza il trofeo e firma il suo trionfo al Festival di Sanremo 2026. È una vittoria accolta da un’ovazione, al termine di una finale lunghissima e densissima, che ha mescolato festa e riflessione, leggerezza e impegno civile.
Sul podio, insieme a lui, Sayf e Ditonellapiaga. Subito dopo Arisa e il duo formato da Fedez e Marco Masini.
Il Premio della Critica va a Fulminacci, mentre il Premio “Lucio Dalla” è assegnato a Serena Brancale.
Una festa, sì. Ma con la consapevolezza che il mondo fuori dal Teatro Ariston brucia.
La finale si apre con Carlo Conti, affiancato dalle co-conduttrici Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti. Prima ancora della musica, una riflessione sul conflitto in corso e sull’attacco all’Iran.
«Viviamo una contraddizione — dice Conti — da una parte vogliamo festeggiare la musica italiana, ma non possiamo ignorare quello che sta accadendo». E rilancia l’appello dell’Unicef: 500 milioni di bambini coinvolti ogni anno in 56 zone di conflitto.
Pausini ricorda che «i bambini hanno il diritto di vivere in pace, di dormire per sognare e non sognare di dormire. Basta odio». È un momento sobrio, necessario.
La gara dei trenta cantanti entra nel vivo. Adorabile e surreale Nino Frassica, con capelli bicolore alla Malgioglio, che elenca le regole del “vero conduttore”: «Essere vivo, avere minimo tre anni e massimo 133… e fedina penale pulita, ma per te facciamo un’eccezione», dice a Conti tra le risate. Comicità nonsense, ritmo spezzato e lacrime di riso nel retropalco.
Serena Brancale emoziona, mentre Sal Da Vinci trascina l’Ariston in un tripudio che fa ballare perfino Mara Venier in platea.
Un minuto di silenzio apre l’intervento di Gino Cecchettin, padre di Giulia. Sullo schermo scorrono i nomi delle donne uccise. «Alle donne dico che non sono sole, la libertà non è negoziabile». L’applauso è lungo, commosso. Resta l’amaro per l’orario tardissimo dedicato a un tema così cruciale.
Travolgente Elettra Lamborghini, capace di incendiare l’Ariston a prescindere dal brano. Poi il cambio di tono con Ermal Meta, che canta Stella stellina tra applausi sentiti.
Ditonellapiaga fa spettacolo con Che fastidio, conquistando proseliti anche con la sua pettinatura già imitata (male).
In piazza Colombo, collegati con l’Ariston, i Pooh festeggiano i 60 anni di carriera cantando Uomini soli. Conti li raggiunge come uno Speedy Gonzales e consegna loro la targa “Premio alla Carriera Città di anremo Amici per sempre”. Più che un premio, un telegramma.
Arisa incanta con Magica favola e ringrazia Conti: «Sei una persona generosa e carina».
È stato definito il “festival delle mamme”: protagoniste nelle dediche di Sayf e Samuray Jay, nei racconti familiari di Bocelli, nelle parole di chi ha portato sul palco la propria storia.
Sanremo 2026 chiude così: con un vincitore che dedica la coppa alla sua città, con un teatro che applaude in piedi e con la consapevolezza che la musica non può fermare le guerre, ma può ricordarci chi vogliamo essere.