La disputa sull’utilizzo dei voti (intesi come scale numeriche) da parte dei docenti per giudicare il livello di apprendimento raggiunto dai discenti ha un andamento fluttuante. In questi ultimi mesi e giorni è tornata d’attualità a seguito della decisione del governo Meloni e del ministro Valditara di aggiungere l latino e di imapare a memoria le poesie e di introdurre lo studio della Bibbia. Una.Scelta interpretata da alcuni come indicativa della volontà del primo governo di Destra-centro di accentuare il carattere selettivo della scuola, Dal mondo della scuola giungono segnali contrastanti: Nella scuola primaria il superamento del voto numerico, sostituito dai giudizi descrittivi (avanzato, intermedio, base, in via di prima acquisizione, e relativi descrittori), è stato metabolizzato dagli insegnanti, meno dalle famiglie, che spesso chiedono “a che voto corrisponde il giudizio”, ma si può dire che l’obiettivo di eliminare gli aspetti competitivi o afflittivi della valutazione espressa con i voti sia stato conseguito. Nella scuola media (secondaria di primo grado) i voti in decimi sono stati mantenuti, affiancati da giudizi sintetici di fine quadrimestre e anno, ma con la progressiva scomparsa delle bocciature hanno di fatto perso il carattere selettivo e ansiogeno che avevano negli anni Sessanta di don Milani.
Dove invece questo carattere l’hanno mantenuto è nella scuola secondaria superiore, soprattutto nel biennio iniziale, ed è in questa fascia che crescono le iniziative sperimentali avviate da alcuni insegnanti, anche a seguito di richieste studentesche, volte a contestare l’uso dei voti come strumenti di valutazione.Ma è davvero percorribile la strada di una valutazione che rinunci radicalmente a una classificazione di tipo quantitativo dei livelli di apprendimento raggiunti dagli alunni? È possibile una valutazione senza misurazione? È possibile riconoscere il merito, al quale ora si richiama il Ministero guidato da Giuseppe Valditara, senza un metodo o strumento di comparazione delle prestazioni individuali?
Un tema al centro del dibattito pedagogico non da ora.