ll Premio Pino Pascali di Maria Fanizza
Il Premio Pino Pascali 2010 è stato assegnato a Jake e Dinos Chapman in mostra le loro opere fino al 12 settembre presso il museo Pascali a Polignano a mare (Bari).
E’ la prima mostra personale in Italia in uno spazio pubblico.
La Commissione del Premio Pino Pascali composta dalla Direttrice della Fondazione Pascali Rosalba Branà, da Pietro Marino, critico d’arte e Carlo Berardi, curatore della mostra a Polignano ha così motivato la scelta:
“I Fratelli Chapman hanno saputo infondere al linguaggio dell’arte contemporanea una nuova vitalità estetica sospesa tra tragica bellezza e cruda verità; trasferendo sul piano simbolico l’irrazionalità della vita e della morte, hanno messo a nudo la falsa coscienza del tempo e i turbamenti dell’animo umano”.
Titolo della mostra: ‘ A little more nasty talk may yet be in order.’ (Un altro discorsetto più balordo potrebbe essere in cottura’)
Polignano, la prima mostra personale in assoluto in Italia in uno spazio istituzionale, i fratelli Chapman espongono opere storiche degli anni ’90: le famosissime e inquietanti sculture delle bambine-siamesi della serie ‘Mannequins’. In mostra ci sono anche le ultime sculture ‘africane’ del ciclo ‘Shamanov Sculptures’ ed altre in bronzo esposte nella recente personale alla Tate Modern. In mostra le 83 incisioni di Goya ‘ritoccate’, 15 sculture, un’ambiente site-specific.
Jake e Dinos Chapman smascherano l’ipocrisia contemporanea della storia, della guerra, delle religioni, del corpo e dell’Eros. Tutto finisce nel tritacarne apocalittico dei due artisti inglesi.
Maniacale la ricostruzione di ogni dettaglio, agghiaccianti le scene ricostruite in modellini delle orge delle SS, i riferimenti espliciti alle guerre di sterminio etniche. Al centro della poetica simbolica dei Chapman vi è il massacro dell’essere umano portato contro la sua stessa umanità e quella degli altri. La loro ironia è scioccante, devastante per chi osserva le installazioni di scheletri, teschi, corpi mutilati e violentati di uomini donne e bambini. Le opere dei Chapman entrano nello spettatore con la forza di un’arma che lascia ferite profonde nella coscienza collettiva. Si può affermare che nessuno meglio di loro conosce i lati più oscuri dell’animo umano e le tenebre che hanno travolto l’Europa. I fratelli Chapman altro non fanno che trasferire sul piano simbolico dell’arte ciò che accade quotidianamente in varie parti del mondo, con una macabra ironia che serve ad alleggerire il peso della tragicità e portarla verso il grottesco, poiché anche la tragedia può avere risvolti comici e un’irresistibile ironia. Molti i riferimenti e le citazioni dalla Storia dell’Arte, dalle Danze Macabre del Medio Evo all’opulenza esasperata del Barocco. Punto di riferimento è Goya con le sue incisioni sui Disastri della guerra (1810-1820) che gli artisti inglesi rielaborano in modo del tutto personale, esposte in mostra le 80 stampe ‘ritoccate’ dagli artisti inglesi.